Dall’utopia della tazza punk alla dura realtà dello sciacquone dei cetacei di sopra.

Arriva un momento in cui si passa dal sognare di avere una casa tutta propria, dai meandri della propria cameretta, con la faccia sprofondata in un peluche, ad avere una casa tutta propria.
Una pioggia di eventi per una volta non tutti provenienti dalla tua affezionata corrente di sfiga personale, si fa complice et voilà, ecco il capitale (gentilmente offerto da mamma e papà), ecco la casa che sembra corrispondere alle tue esigenze e a quelle del tuo portafogli.
Miracolosamente la banca ti concede il mutuo malgrado il tuo stipendio, malgrado tu ti stia imbarcando in questa tortuosa avventura da sola e malgrado abbia controllato i movimenti dei tuoi ultimi 30 giorni (e quindi nonostante saltino all’occhio ingenti somme di denaro donate a Tezenis, Kiko and so on). Divisa dal desiderio di farcela e quello di fare marcia indietro, tutto comincia e sul tuo scenario quotidiano appaiono personaggi e situazioni di cui non immaginavi l’esistenza. Vivi tutto in un limbo dorato come se non stesse accadendo a te, come se fosse parte di nebbie tue lisergiche e tutto fosse parte di un programma dei Teletubbies, questo perché la maggior parte delle volte, quando si tenta di spiegarti le cose, tu non capisci un cazzo.
Così cominci a scoprire di che cosa si occupa realmente un notaio, scopri che forse tu stessa avresti dovuto diventarlo visto i dobloni d’oro che ti tocca tirar fuori solo per dargli il pesante incarico di farti autografare pagine e pagine che ti inguaiano per il resto dei tuoi giorni.
Il tuo musetto da cocca di papà in fase post post post adolescenziale sbatte con tutte le gengive contro la dura realtà di gente disonesta, che punta ai tuoi capitali che fino a poco fa usavi per viaggiare, comprarti gli orsetti Haribo e per farti applicare lo smalto semipermanente, ma non importa, tu continui a vivere la tua marcia verso la libertà come Nicole Kidman e Tom Cruise nel film “Cuori Ribelli”.
Fa nulla se hai una colonna portante in mezzo al soggiorno, del resto non può forse diventare un palo della cuccagna o un palo per imparare a fare pole dance? Che importa se mancano i punti luce, del resto non è forse questa una buona occasione per rivolgerti all’aitante elettricista che fino a ieri vedevi solo di sfuggita a casa dei tuoi? Che importa se la tua cucina è stretta e lunga e bisogna darsi il cambio per entrarci e il tuo bagno invece è cosi ampio e spazioso da poterci organizzare un bigodino party? Del resto è la conferma che Jerry Calà non è l’unico che può installare una tazza punk nel proprio bagno per ovviare all’annosa questione dei rumori molesti!
Comincia la tua avventura, finalmente abbandoni il tetto materno per finire laggiù, lontano dove non ci si può più pensare, ovvero dall’altra parte del giardino condominiale, (in effetti per fare il trasloco ti sono bastate due buste maxi dell’Ikea trasportate nella discrezione dei garage sotterranei come una tartaruga ninja).
La verità però è dietro l’angolo, le mura di marzapane del tuo dolce angolo di cielo, diventano mura di crackers che fanno in modo che tu senta ogni singolo sbattere di ciglia di ogni forma vivente presente nel palazzo. Ti accorgi che vivi in un edificio che ti fa venire in mente Dottor Jekill e Mr Hyde, da lontano normale palazzina di pochi piani, silenziosa e tranquilla, da vicino il braccio di massima sicurezza di Regina Coeli. D’improvviso ti perdi in un pensiero filosofico e profondo: “Perché mai avranno chiuso i manicomi?” e il tuo scenario magico e scintillante passa dai Teletubbies ai Gremlins, dagli unicorni alle perfide aspirapolveri volanti e affamate di sangue che prendono vita in momenti inaspettati ma individuando con una precisione da cecchino il momento esatto in cui stai dormendo meglio.
Sapete però quale è per me la cosa peggiore? Quasi peggio di scoprire che Babbo Natale non esiste e che Charlie Sheen è sieropositivo? Scoprire di vivere nello stesso condominio dei pazzi cetacei con i mattoni ai piedi, di dover frenare ogni reazione di rabbia grazie al ricordo di Olindo e Rosa, e il dover passare dal sogno della tazza punk alla dura realtà dello sciacquone dei facoceri di sopra, puntuali come la morte, ogni mattina alle 6.
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2 thoughts on “Dall’utopia della tazza punk alla dura realtà dello sciacquone dei cetacei di sopra.

  1. Grazia

    Leggere i tuoi aforismi su FB mi fanno sempre sorridere, ridere e riflettere, ma scoprire il tuo blog mi manda in estasi. Complimenti mia ‘piccola’ Fabi, sono molto orgogliosa di te.

  2. tano

    Bravissima Fabiana, complimenti!:)

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