Maternità punto e a capo – (Ciò che Piero Angela spiegherebbe e Michael Corleone risolverebbe)

Maternità punto e a capo. Due linee rosse che promettono grosse novità ma che allo stesso tempo, una volta varcate, saranno il vostro stargate verso un protoumanesimo che non vi sareste mai immaginate.
Parliamoci chiaro, avevo già dei grossi problemi di fiducia nel prossimo da quando mio padre uscì per comprare dei pasticcini e tornò a casa senza pasticcini, ma no, non si tratta di questo. Non si tratta nemmeno dei soliti luoghi comuni su noi, donne gravide e in preda agli ormoni che hanno pagato il giro prolungato sul Velociraptor. Non si tratta della carenza della vostra attività motoria preferita, ossia dormire, e non è perché ogni volta che tenterete di stare su un fianco vi sentirete come una Passat Variant che in curva perde il carrello della roulotte.
Tutto questo non vi incattivirà abbastanza, sarà invece una folta schiera di seguaci del qualunquismo e vuoto a perdere, delle particelle di sodio solitarie che vi verranno a cercare vi percuoteranno i nervi e vi imporporiranno la fantasia.
Cercherò ora di elencare una serie di casi specifici, voglio che vi sentiate preparate quando tutto questo accadrà proprio a voi, e non sarà frutto di allucinazioni da acido folico.

IL BESTIARIO

Dovrete ben presto rendervi conto che quando darete l’annuncio della piccola entità che risiede dentro di voi, gli elementi che secondo il famoso criterio di notiziabilità daranno vita a facili e falsi entusiasmi (ma soprattutto a facili incursioni nei cazzi vostri e perle di saggezze non richieste che non avranno altro effetto che caricarvi la batteria del vostro proverbiale ed elegante “Cazzochevenefrega”), saranno incarnati dalle solite stesse domande che tutti e dico tutti vi faranno fino allo sfinimento manco fosse il KGB a volerlo sapere :

Ma è successo o lo avete programmato?

Questa è la domanda che vi sentirete fare perlopiù nel primo trimestre, quasi sempre la prima volta che lo direte a qualcuno. Vi sembrerà quasi che, la vostra risposta sarà come il termometro per capire se rallegrarsi, fare finta di rallegrarsi o dispiacersi alla notizia. La particolarità è che quel qualcuno che vi porrà la domanda non sarà un parente, non sarà la tua amica di infanzia ma sarà un proto umano che varierà in una scala di colori di appartenenza alla vostra vita e alle persone a cui tenete che va dal “chi ti conosce?” “Si ti vedo in treno ma fino a 5 secondi fa ti evitavo come una mina antiuomo” “si ti vedo in ufficio ma non è colpa mia” a “ah si, il tuo parere lo puoi appoggiare li, accanto al secchiello dell’umido”.
Siate pronte a questo quesito, io proporrei la seguente argomentazione: “dunque in realtà pensavamo che se si chiudono gli occhi mentre si fa all’amore e poi non ci si guarda fino all’indomani, tenendo in bocca una pasticca raffigurante la Madonna di Medjugorje non sia possibile rimanere incinte ma forse abbiamo sbagliato il gusto delle pasticche”. Oppure “è tutto programmato. E’ tutto parte di un piano per mettere al mondo il maggior numero di persone dotate di cervello e impadronirci di questo pianeta” e così via. Pensateci.

E’ maschio o femmina? Ma tu cosa ti senti? Ma tu cosa vorresti?

E’ vero, di regola non si da la grande notizia prima dei fatidici tre mesi (anche se c’è gente che è riuscita a sostenere il contrario, ve lo giuro, asserendo con stizza che avrei potuto dirlo prima, in effetti avrei potuto affacciarmi al balcone e mostrare a tutti il test di gravidanza), ma altrettanto vero che è spesso troppo presto per sapere il sesso del nascituro, nel mio caso lo abbiamo scoperto al quinto mese. In tutto questo, un altro elemento che attanaglierà le “menti” anche di chi fino al giorno prima non ti si filava di pezza è sapere se la nuova vita avrà il pisellino o la patatina e tu, costretta per dovere di cronaca a dire “non lo sappiamo ancora”, darai vita allo snocciolamento delle peggio cazzate che nemmeno da sbronza avevi mai osato udire: gente pronta a scommettere che sarà femmina, solo guardando la forma della pancia (per altro nei primi tempi non ancora così evidente ma magari solo piena di gas) o perché è ormai noto a tutti che il motivo per cui restavi chiusa in bagno tutte le mattine e ne uscivi con l’occhio Simpson erano e sono le nausee mattutine. “Allora vedi che è femmina? Del resto si sa che sono le femmine a dare più problemi.” Gente pronta a giocarsi un buono sconto per una confezione di sapone intimo alla Coop pur di dire “ah vedi io lo avevo detto”.
Le peggiori (o i peggiori, per par condicio anche se sono le donne che danno il meglio in questi frangenti), sono quelle che ti dicono “Io voglio che sia un maschio, scherzi? Non vedi che le ragazzine di oggi sono tutte mignottelle?” “Inclusa tu e tua sorella?” vorresti rispondere, ma non puoi e allora ascolti anche il parere degli altri astanti che invece sostengono “No è più bello avere la femminuccia, così poi la puoi vestire”, del resto è noto che i maschietti invece li mandi in giro nudi. Tu ascolta, sorridi e annuisci, non ti curare di chi ancora non capisce che a te maschio o femmina “da igual” perché è altro ciò che realmente conta.

Ma quanto manca?

Ormai sei a casa e hai creato la tua piccola routine, cerchi di leggere di più, segui corsi online e non ti fai mancare un po’ di movimento perciò nella tua quotidianità esiste anche il momento della passeggiatina. E’ in quel frangente che cominci a chiederti se per caso abbiano inventato un Truman Show cucito su tua misura. Ci sono persone che incontri ogni giorno, nello stesso identico punto dei giorni precedenti capaci di chiederti ogni santissima volta: “Ma quanto manca?” e magari tu sei ancora al quinto mese. A questo punto proporrei la seguente strategia e di rispondere con solenne serietà, occhi che si strizzano mentre lentamente esegui uno squat misto a un demi plie “aspetta aspetta, sta succedendo qualcosa” e poi con sottofondo rumoroso correggersi dicendo “ah no, scusa è che soffro di aerofagia da quando sono in gravidanza” dare le spalle (il lato più pericolo di te in quel momento) e andare via.
Di non poco conto gli sguardi preoccupati di chi vede nelle tue enormi dimensioni una bomba ad orologeria. “Sei bella grossa eh?!”, “Chissà come pesa”, “Sei sicura che è solo uno?”, “Ma no, mica ci arrivi fino al termine”.
La mente di una donna in gravidanza è delicata, sensibile. Così a furia di sentire stronzate di ogni sorta,piano piano ti convinci che il tuo bambino nascerà all’improvviso, frutto di una deflagrazione tra il nusco e il brusco mentre sei in coda dal panettiere o in farmacia, o mentre stai facendo il bagno, creando uno scenario da affonda la flotta urlando “Cioccolatooooooooooooooooo!!!!” (del resto è figlio mio).

IL BELLO PERO’ DEVE ANCORA ARRIVARE

In un sottobosco costellato di domande ripetitive che vi faranno sentire una vip in sala stampa e di gelataie esperte in grado di dirvi esattamente quanto manca allo sgravo a seconda dell’altezza del pancione, noterete come, nessuno, eccetto una piccola minoranza in via di estinzione, abbia mostrato reale interesse verso il vostro stato di salute. Le poche volte in cui vi verrà chiesto vi sembrerà talmente strano che, per non deludere le platee, comincerete a trovare racconti interessanti persino sul vostro bel reflusso gastrico e sulle nausee mattutine che per mesi vi hanno viste abbracciate al cesso cantando “non son degna di te”.
Abbandonate ogni speranza di ricevere inviti, aperitivi e serate che, per quanto difficoltosi a causa della narcolessia che vi ha preso per mano sin dai primi mesi, sono già stati banditi dalla vostra vita sociale da parte di chi ha deciso che ormai siete zavorra, “che palle ora questa parlerà solo di bambini, vomito e pannolini”.
Ma poi ad un certo punto, chi se ne frega di voi e della vostra mongolfiera installata al posto degli addominali quando si può indagare su chi ha avuto il coraggio di ingravidarvi?

Cosa fa? Che aspetto ha? E’ figo? Quanto guadagna? Ah ma sa cucinare! Ah ma che carino è anche musicista! Vi siete fottute da sole, avete raccontato troppo di lui a gente che non se lo merita e ora vedrete quali sono le conseguenze.

Che stiate annunciando una dolce attesa o un imminente matrimonio per alcune sarà una sorta di affronto insopportabile, perché voi prima di loro? Perché voi si e loro no? Alcune se ne faranno una ragione, altre per farsela dovranno rendervi nel loro immaginario una di quelle cause di cui anche Amnesty International si sarebbe voluta far carico con tanto di attestato “Grazie per il tuo sostegno” tanto da sentirsi in diritto o dovere di ringraziare chi sta costruendo un futuro con voi e perché? Perché vi rende felici. Che strano, ho sempre pensato che le cose si facessero in due e ognuno apportasse il proprio contributo.
Potrebbe capitarvi da parte di chi ancora non si da pace,è che, nel tentativo di darsi una spiegazione plausibile, metta in pratica una strategia bellica decisa a tavolino con la Corea del Nord che possa permettere l’avvicinamento a colui che ancora non si capisce perché, ha scelto proprio voi.
In un mondo dove spesso la ricerca di un fidanzato diventa un po’ come la competizione per accaparrarsi l’ultimo appezzamento di terra coltivabile stile “Cuori ribelli”, è incredibile come chi si sia permesso addirittura di fidanzarsi e imbastire una vita di coppia, debba veder sottoposto il proprio partner ad una vera e propria vivisezione psicologica da parte di chi da mesi non vi calcolava (e che in fondo non sa molto neppure di voi).
E’ strano come in certi fenomeni una cosa bella come una relazione e un bimbo in arrivo riescano ad innescare una reazione simile a quella delle protagoniste del film “The wedding party” (guardatelo, è istruttivo).
Piero Angela avrebbe una spiegazione a tutto questo, Michael Corleone una soluzione.

« Una cosa che ho imparato da mio padre è che devi cercare di pensare come chi ti sta intorno, se consideri questa prospettiva ogni ipotesi è probabile. » cit. “Il Padrino”

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