Fighe di legno unitevi in un favoloso parquet!

Vorrei condividere con voi un argomento che mi sta molto a cuore e difendere una specie di solito lapidata dalle male lingue femminili, si tratta delle vulvas aurea, più comunemente note come fighe di legno. Il pensiero popolare è spesso portato ad accomunarle tutte, a fare di tutte le vulvas un fascio, ma non tutti sanno che sebbene siano accomunate dalla parsimonia nel dispensare attenzioni al prossimo, la “vulvas aurea” si districa e si insidia in ogni tipo di ambiente, non ha un habitat definito, anche se in realtà dà il massimo di se in ambienti mondani ed esclusivi e ogni qualvolta ci si trovi ad accaparrarsi una posizione di rilievo senza arte né parte o beni materiali spesso finanziati da hominis sine sferas di cui tratteremo più avanti.

Sono tre i tipi di fighe di legno al momento conosciute sul territorio nazionale:
1) Vulvas aurea, le originali, Coloro dotate di un trepiede, due gambe e uno stecco ducale nel deretano che permette loro di mantenersi in posizione eretta anche in caso di forti raffiche di vento, qualunque cosa accada. Non sorridono mai, (è risaputo che sorridere è da plebei e in più attira gente di ceto sociale “diverso”, ah non dimentichiamoci che mina l’aspetto del contorno occhi);sguardo perso nel vuoto, indifferente al resto del mondo, spesso nascosto da un bel paio di occhiali scuri, (più grandi sono, meglio è);
2) Vulvas porcellanea, quella che è in attesa di un principe azzurro e pertanto se la tiene bella stretta, come una sorta di bomboniera che consegnerà a chi corrisponderà in ogni suo dettaglio a colui che sta attendendo fin dalle scuole elementari. Fondamentale che piaccia alla Signora Madre, l’accumulo di polvere vaginalis è contemplato in attesa del bastoswifter che debellerà anche i pulviscoli più ostinati. Il vero amore trionferà, a patto che lui sia alto bello moro, occhi verdi, laureato e con un ottimo lavoro e posizione sociale. Ah l’amore…
3) Vulvas wannabe. Si credono caviale ma sono null’altro che tuberi emersi dal terreno dell’ipocrisia. Allevate da madri che ambivano ad un futuro da soubrette ma rubate al mondo dello spettacolo per un concreto stipendio erogato dal lavoro nei campi, le wannabe in adolescenza bruttarelle e poi sbocciate, vengono educate con l’efficacia di chi è timorata di dio e se la tiene ben stretta come un’ostrica intrappolata nella sua conchiglia ma che se potessero e se la loro madre approvasse, te la tirerebbero dietro come la pasta di Gragnano alla Lidl.

Sarebbe facile, ora caricarsi come un fucile a pallettoni e snocciolare frasi di odio e sberleffo nei loro confronti, ma va considerato che hanno sortito nella vita della maggior parte di noi una sfida che ci ha portato ad essere quello che siamo, nel bere e nel male. Forse non tutti sanno che le fighe di legno stanno all’ecosistema come gli opossum nella catena alimentare. Non odiamole ma impariamo ad amarle e a riconoscerle. Ora per esempio se siete in treno, alzate lo sguardo , sono certa che sono anche intorno a voi!
Ci hanno fiancheggiato ai blocchi di partenza al principio della nostra vita amorosa, al principio della nostra femminilità consapevole e sono state e tutt’ora sono per noi, la spinta per far si che si siano sviluppati dei diversi punti di argomentazione. Badate bene, non sto dicendo che grazie alle vulvas aurea ho puntato tutto sulla simpatia, no questo no. Ma per il fatto di non ottenere tutto facilmente, nemmeno la banale attenzione del ragazzo che mi piaceva, ho dovuto accumulare una compilation di figure di merda che ora fanno si che io mi destreggi talmente bene in gaffes, conversazioni di dubbio livello culturale, e che sia dotata di incontinentia verbale talmente affinata da affabulare il prossimo e questo mi ha dato tante di quelle soddisfazioni e pensate mi ha addirittura portato a riprodurmi con qualcuno che si è addirittura innamorato di me. Nonostante tutto. Forse avrei dovuto impegnarmi di meno.
fighe-di-legno-fighe-di-legno-ovunque

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